lunedì 28 luglio 2014

Ulisse nelle grotte dei Feaci

Domenica 27 luglio 2014
Croara, Bologna

Ulisse ha incontrato i Feaci.
Dopo una settimana di viaggi avventurosi Gabriel e la troupe de Il Sogno di Omero si sono imbattuti finalmente in un popolo ospitale e coraggioso.
Come i Feaci per Ulisse, Gionni e Stefano hanno ascoltato la nostra storia, hanno voluto ospitarci, hanno permesso ai sogni di Gabriel di prendere forma.

Nell'Odissea di Omero, la narrazione sui Feaci si lega al sistema dei valori della xenìa, quella che era la forma di ospitalità del mondo greco. Omero racconta di come accolsero benevolmente Ulisse, fornendogli la nave che lo avrebbe riportato in patria, pur sapendo che con questo gesto sarebbero incorsi nell'ira di Poseidone. Il loro re è Alcinoo, la cui moglie era Arete, una donna che avrà un ruolo importante nel determinare l'aiuto dato a Ulisse. Loro figlia era Nausicaa, la prima a imbattersi nell'eroe greco reduce dal naufragio e a offrirgli l'ospitalità.

La Xenia (dal greco ξενία, xenía) riassume il concetto dell'ospitalità e dei rapporti tra ospite ed ospitante nel mondo greco antico, della cui civiltà costituiva un aspetto di grande rilievo.
La xenia si reggeva su un sistema di prescrizioni e consuetudini non scritte che si possono riassumere in tre regole di base:
  • il rispetto del padrone di casa verso l'ospite
  • il rispetto dell'ospite verso il padrone di casa
  • la consegna di un "regalo d'addio" all'ospite da parte del padrone di casa.

Di' il nome, come laggiù ti chiamavano il padre e la madre,
e gli altri in città e quanti vivono intorno;
certo nessuno tra gli uomini è senza nome,
né il vile né il nobile, appena sia nato:
a tutti i genitori lo danno, come li mettono al mondo.

E dimmi la terra, il popolo tuo, la città,
sicché ti ci portino guidate dal pensiero le navi.

Perché i Feaci non hanno nocchieri,
non ci sono timoni, come ne han l'altre navi,
ma sanno da sole il pensiero e l'intendimento degli uomini,
e san le città e i pingui campi di tutti,
e l'abisso del mare velocissime passano,
di nebbia e nube fasciate; mai hanno paura
di subir danno o d'andar perdute.