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sabato 16 agosto 2014

Il nostro sogno.

Quando ormai mancano solo 24 ore al termine della nostra campagna Il sogno di Omero - The Dream of Homer" vogliamo ricordare a tutti lo spirito che ci ha spinto ad avviarla.
Per noi il crowdfunding, il finanziamento dal basso, è stato il primo passaggio produttivo, cioè il primo mattone con cui abbiamo iniziato a innalzare l'impalcatura finanziaria necessaria a realizzare il film. 
Lo abbiamo scelto come alternativa ai finanziamenti pubblici e alle pre-vendite televisive per permettere a Emiliano Aiello e ai protagonisti del film di poter lavorare ed esprimersi in totale libertà, senza condizionamenti economici o stilistici. 
Adesso sappiamo di non essere soli, ma di avere già 78 persone che credono nel nostro progetto, portato avanti del tutto gratuitamente fino ad ora, e di poterci presentare d'ora in poi ai finanziatori pubblici e privati forti di un gruppo di persone che ci sostiene e vuole che il film venga terminato e distribuito. 
Grazie a chi ha già creduto nel film, ma grazie anche a chi nelle prossime 24 ore continuerà a condividere la pagina di Indiegogo, inviterà i propri amici a contribuire (via sms, telefono, email, urla...) e che crederà insieme a noi che è ancora possibile vedere Il Sogno di Omero!

giovedì 7 agosto 2014

Penelope e il sogno

Pubblichiamo un estratto dal saggio: Ho visto un sogno: Io assente ed es-terno in Omero di Emilio D’Agostino, Università degli Studi di Salerno, Quaderns d’Italià 13, 2008

L’articolo prende in esame la tipologia dei sogni che appare nei poemi omerici. Vi troviamo sogni ancora legati a quella che Freud definì «concezione primordiale», ossia una rappresentazione esterna al soggetto, una specie di messaggio inviato dagli Dei con fini esortativi o a volte per predire il futuro. Accanto a questi, appare già il sogno come attività della psiche del soggetto: è il caso del sogno di Penelope che anticipa la concezione moderna dell’attività onirica.

La concezione che Freud chiama «primordiale» è contraddistinta da una definizione del sogno come puro messaggio inviato durante il sonno a un individuo da parte della divinità. Esso non è, infatti, prodotto dell’individuo stesso, ma costituisce una pura «visione» generata volontariamente dall’esterno. Veritiera oppure ingannevole essa assume, in genere, un carattere «esortativo», spingendo il soggetto passivo dell’attività onirica ad un’azione: quella voluta o incoraggiata dalla divinità...

In modo non prevedibile si sviluppa, invece, l’episodio del sogno di Penelope. L‘anomalia, infatti, è data dalla genesi stessa del sogno e dai suoi contenuti. In apparenza, esso costituisce soltanto un sogno particolarmente oscuro che, per essere interpretato ha bisogno di un interprete, un oneirokrites, e di cui la natura è ignota allo stesso soggetto sognatore, Penelope. La donna, infatti, non fa che essere ancora portatrice della concezione tradizionale dell’attività onirica.
E non potrebbe essere altrimenti. Nel colloquio con Odisseo, che ancora non le ha svelato la propria identità, Penelope riprende la teoria delle «due porte»:

Ospite, i sogni sono vani, inspiegabili:
non tutti si avverano,
purtroppo, per gli uomini.
(L. XIX)

Ma Penelope, durante il sogno, ha pianto e singhiozzato:
E io piangevo e singhiozzavo nel sogno 
(L. XIX, v. 541)

...In realtà, appare verosimile sostenere che, in questo caso, la genesi del sogno sia interna e non esterna al soggetto e che, dunque, il soggetto sognatore sia un soggetto «attivo» che proietta il contenuto di una parte del suo animo nel sogno stesso. Cioè come il suo sogno sia prodotto del suo animo, dei desideri confligenti che in esso si agitano, del conflitto interiore tra questi e la realtà più prossima e, infine, dallo stesso conflitto sempre intimo che si genera nell’animo di Penelope tra il desiderio del ritorno di Ulisse e la considerazione che la spinge ad accettare un possibile nuovo matrimonio con uno dei pretendenti.

Se non fosse stato elaborato nel settimo secolo a. C., il sogno di Penelope rappresenterebbe, forse, un esempio semplice, ma paradigmatico della concezione moderna dell’attività onirica.

#ilsognodiomero #thedreamofhomer #seeasablind

lunedì 28 luglio 2014

Ulisse nelle grotte dei Feaci

Domenica 27 luglio 2014
Croara, Bologna

Ulisse ha incontrato i Feaci.
Dopo una settimana di viaggi avventurosi Gabriel e la troupe de Il Sogno di Omero si sono imbattuti finalmente in un popolo ospitale e coraggioso.
Come i Feaci per Ulisse, Gionni e Stefano hanno ascoltato la nostra storia, hanno voluto ospitarci, hanno permesso ai sogni di Gabriel di prendere forma.

Nell'Odissea di Omero, la narrazione sui Feaci si lega al sistema dei valori della xenìa, quella che era la forma di ospitalità del mondo greco. Omero racconta di come accolsero benevolmente Ulisse, fornendogli la nave che lo avrebbe riportato in patria, pur sapendo che con questo gesto sarebbero incorsi nell'ira di Poseidone. Il loro re è Alcinoo, la cui moglie era Arete, una donna che avrà un ruolo importante nel determinare l'aiuto dato a Ulisse. Loro figlia era Nausicaa, la prima a imbattersi nell'eroe greco reduce dal naufragio e a offrirgli l'ospitalità.

La Xenia (dal greco ξενία, xenía) riassume il concetto dell'ospitalità e dei rapporti tra ospite ed ospitante nel mondo greco antico, della cui civiltà costituiva un aspetto di grande rilievo.
La xenia si reggeva su un sistema di prescrizioni e consuetudini non scritte che si possono riassumere in tre regole di base:
  • il rispetto del padrone di casa verso l'ospite
  • il rispetto dell'ospite verso il padrone di casa
  • la consegna di un "regalo d'addio" all'ospite da parte del padrone di casa.

Di' il nome, come laggiù ti chiamavano il padre e la madre,
e gli altri in città e quanti vivono intorno;
certo nessuno tra gli uomini è senza nome,
né il vile né il nobile, appena sia nato:
a tutti i genitori lo danno, come li mettono al mondo.

E dimmi la terra, il popolo tuo, la città,
sicché ti ci portino guidate dal pensiero le navi.

Perché i Feaci non hanno nocchieri,
non ci sono timoni, come ne han l'altre navi,
ma sanno da sole il pensiero e l'intendimento degli uomini,
e san le città e i pingui campi di tutti,
e l'abisso del mare velocissime passano,
di nebbia e nube fasciate; mai hanno paura
di subir danno o d'andar perdute.