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giovedì 2 aprile 2020

Guarda IL SOGNO DI OMERO su youtube

Che cosa sogna chi vive senza vedere? Quali immagini e figure popolano la sua immaginazione e i suoi sogni?

Il Sogno di Omero è un viaggio nei sogni di Rosa, Domenico, Gabriel, Daniela e Fabio, non vedenti dalla nascita, uniti dal buio e dal racconto di un diario orale che ognuno di loro ha registrato ogni mattina al risveglio. I loro sogni e la realtà più intima che emerge durante la fase REM del sonno sono il filo rosso che lega le loro cinque vite. Non si conoscono o si conoscono poco, vivono lontani, conducono esistenze e coltivano passioni diverse. Ma non hanno paura di raccontarsi. Il Sogno di Omero è un'esplorazione poetica su come i nostri sogni intervengano per salvaguardarci, per proteggerci e per raccontare a noi e agli altri quello che da svegli non potremmo, forse, neanche immaginare.

LINK versione con audiodescrizione V4B: https://youtu.be/WClYzFmv9B0  

giovedì 7 agosto 2014

Penelope e il sogno

Pubblichiamo un estratto dal saggio: Ho visto un sogno: Io assente ed es-terno in Omero di Emilio D’Agostino, Università degli Studi di Salerno, Quaderns d’Italià 13, 2008

L’articolo prende in esame la tipologia dei sogni che appare nei poemi omerici. Vi troviamo sogni ancora legati a quella che Freud definì «concezione primordiale», ossia una rappresentazione esterna al soggetto, una specie di messaggio inviato dagli Dei con fini esortativi o a volte per predire il futuro. Accanto a questi, appare già il sogno come attività della psiche del soggetto: è il caso del sogno di Penelope che anticipa la concezione moderna dell’attività onirica.

La concezione che Freud chiama «primordiale» è contraddistinta da una definizione del sogno come puro messaggio inviato durante il sonno a un individuo da parte della divinità. Esso non è, infatti, prodotto dell’individuo stesso, ma costituisce una pura «visione» generata volontariamente dall’esterno. Veritiera oppure ingannevole essa assume, in genere, un carattere «esortativo», spingendo il soggetto passivo dell’attività onirica ad un’azione: quella voluta o incoraggiata dalla divinità...

In modo non prevedibile si sviluppa, invece, l’episodio del sogno di Penelope. L‘anomalia, infatti, è data dalla genesi stessa del sogno e dai suoi contenuti. In apparenza, esso costituisce soltanto un sogno particolarmente oscuro che, per essere interpretato ha bisogno di un interprete, un oneirokrites, e di cui la natura è ignota allo stesso soggetto sognatore, Penelope. La donna, infatti, non fa che essere ancora portatrice della concezione tradizionale dell’attività onirica.
E non potrebbe essere altrimenti. Nel colloquio con Odisseo, che ancora non le ha svelato la propria identità, Penelope riprende la teoria delle «due porte»:

Ospite, i sogni sono vani, inspiegabili:
non tutti si avverano,
purtroppo, per gli uomini.
(L. XIX)

Ma Penelope, durante il sogno, ha pianto e singhiozzato:
E io piangevo e singhiozzavo nel sogno 
(L. XIX, v. 541)

...In realtà, appare verosimile sostenere che, in questo caso, la genesi del sogno sia interna e non esterna al soggetto e che, dunque, il soggetto sognatore sia un soggetto «attivo» che proietta il contenuto di una parte del suo animo nel sogno stesso. Cioè come il suo sogno sia prodotto del suo animo, dei desideri confligenti che in esso si agitano, del conflitto interiore tra questi e la realtà più prossima e, infine, dallo stesso conflitto sempre intimo che si genera nell’animo di Penelope tra il desiderio del ritorno di Ulisse e la considerazione che la spinge ad accettare un possibile nuovo matrimonio con uno dei pretendenti.

Se non fosse stato elaborato nel settimo secolo a. C., il sogno di Penelope rappresenterebbe, forse, un esempio semplice, ma paradigmatico della concezione moderna dell’attività onirica.

#ilsognodiomero #thedreamofhomer #seeasablind

mercoledì 30 luglio 2014

'Il Sogno di Omero' un piccolo caso nazionale.

IL SOGNO DI OMERO si sta trasformando in un piccolo caso nazionale. 

Il progetto di documentario di Emiliano Aiello e la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo hanno attirato l'attenzione di diverse testate on-line, di molte trasmissioni radiofoniche e dell'agenzia di stampa ANSA

Speriamo che l'interesse mostrato dai mezzi di comunicazione ci permetta di diffondere il più possibile Il Sogno di Omero e che in molti vorranno partecipare attivamente al progetto. 
Chiediamo a chi non può donare di diffondere sui social network il link della campagna. 

Siamo ancora lontani dal nostro obiettivo ma con l'aiuto di tutti possiamo farcela! 

Questo è il link della campagna di crowdfunding: Indiegogo - Il Sogno di Omero

Ecco i link di alcuni articoli e approfondimenti: 

ANSA, di Martino Iannone
Huffington Post, di Chiara Piotto
Redattore Sociale, di Maurizio Molinari
WEST - Welfare Society Territory, di Roberta Lunghini


giovedì 17 luglio 2014

How the Blind Dream - National Geographic

How the Blind Dream

by Virginia Hughes, National Geographic

Most of my dreams are boring. I’m typically talking to someone I know, either on the phone or in person, in a familiar place. The conversations tend to include ideas that I’ve read about or experienced recently in my waking life. Some of my dreams don’t even have the intrigue of another character; I’m just alone, sitting in front of my computer, reading or Tweeting or whatever. Occasionally when on deadline I’ll have a classic anxiety dream, but even that’s pretty tame, with me flunking out of college because I forgot to go to class.
No matter what the psychological message, my dreams are almost entirely visual and auditory. Every once in awhile I’ll have a dream that includes a physical sensation, like my stomach dropping as I ride down an elevator. But it’s so rare that when it happens the feeling sticks with me all day. That probably makes sense, as I rely on my vision and hearing far more than other senses. But what about people who lose their sight, or could never see? What do they dream of?
A group of Danish researchers posed those questions in this month’s issue of Sleep Medicine. They recruited 50 adults: 11 blind from birth, 14 who became blind sometime after age 1, and 25 non-blind controls. Participants agreed that for a period of four weeks, whenever they had a dream they would fill out a computer questionnaire about it as soon as they woke up. (The blind volunteers used text-to-speech software.)
The questionnaire asked about several aspects of the dream: the sensory impressions (Did you see anything? If so, was it in color? Did you taste? Smell? Feel pain?); the emotional content (Were you angry? Sad? Afraid?); and the thematic content (Did you interact with someone? Did you fail at something? Was it realistic, or bizarre?). The questionnaire also asked whether the dream was a nightmare.
All of the non-blind control participants reported a visual impression in at least one dream. In contrast, none of the participants who had been totally blind since birth did. For the group with later-onset blindness, the longer they had lived without sight, the less they saw in their dreams.
Just as there are many ways to take in the world, there are many ways to dream about it. Blind people dream, just as they live, with a rich mix of sensory information.
About 18 percent of the blind participants (both congenital and later-onset) reported tasting in at least one dream, compared with 7 percent of controls. Nearly 30 percent of the blind reported smelling in at least one dream, compared with 15 percent of controls. Almost 70 percent of the blind reported a touch sensation, compared to 45 percent of controls. And 86 percent of the blind reported hearing, compared with 64 percent of controls.
(The differences are more drastic when looking only at the congenitally blind group. Among these participants, 26 percent tasted, 40 percent smelled, 67 percent touched and 93 percent heard in at least one dream.)
Despite these sensory differences, the emotional and thematic content of dreams isn’t much different in the blind and the sighted. Both groups reported about the same number of social interactions, successes, and failures in their dreams. They had the same distribution of emotions, and the same level of bizarreness.
There was, however, one notable difference between the dreams of the congenitally blind and controls. The blind had a lot more nightmares: around 25 percent, compared with just 7 percent of the later-onset blind group and 6 percent of controls. This difference held even after the researchers controlled for sleep quality, which is generally poorer among the blind.
So what could explain all of those nightmares? The researchers don’t know, but they speculated that it may have to do with evolutionary theories about why nightmares exist. “According to these theories, nightmares can be seen as threat simulations, as a mentally harmless way by which the human mind can adapt to the threats of life,” the researchers write. “The nightmare gives an individual an opportunity to rehearse the threat perception and the avoidance of coping with the threat.”
This seems to agree with what the congenitally blind participants reported in the study. Their nightmares included events such as getting lost, being hit by a car, falling into manholes, and losing their guide dog — all very real threats in their waking lives.

This fits with my dreaming experience, too. My dreams don’t have much drama or adventure, probably because I don’t encounter that in my day-to-day life. But that’s not to say I’ll never have thrilling dreams. “Dreams have multiple layers of meaning,” the researchers write, “that are not only determined by actual external conditions but also often relate to internal life and past experiences in complex ways.”

lunedì 7 luglio 2014

Che film è IL SOGNO DI OMERO?


Omero è il primo uomo che scrive e ci parla di sogni. Omero, per la cultura occidentale, è cieco dalla nascita. Ma è proprio di Omero uno degli immaginari più ricchi e vividi della storia dell’umanità.
Che cosa sogna chi vive senza vedere? Quali immagini e figure popolano la sua immaginazione e i suoi sogni?



Il Sogno di Omero è un viaggio nei sogni di Rosa, Domenico, Gabriel, Daniela e Fabio, non vedenti dalla nascita, uniti dal buio e dal racconto di un diario orale che ognuno di loro registra ogni mattina al risveglio. I loro sogni e la realtà più intima che emerge durante la fase REM del sonno sono il filo rosso che lega le loro cinque vite. Non si conoscono o si conoscono poco, vivono lontani, conducono esistenze e coltivano passioni diverse. Ma non hanno paura di raccontarsi.

Il Sogno di Omero è un'esplorazione poetica su come i nostri sogni intervengano per salvaguardarci, per proteggerci e per raccontare a noi e agli altri quello che da svegli non potremmo, forse, neanche immaginare.